A Laboratory of Change
Un laboratorio del cambiamento
The first time I set foot in Paolo Sarpi was in 2008. I had enrolled in a language course at Cattolica, and for me, it literally represented China. From Cadorna, I would take the bus and travel through the streets of Milan to reach a place very different from today’s Sarpi— still exotic to me, a world to explore in all its diversity.
My favorite spot was a store selling CDs and books near Via Messina, where I could find magazines full of incomprehensible yet fascinating characters and CDs of traditional Chinese music. Once a week, I would go to the Peonia Association, run by Gyselle, a French woman full of energy who offered Italian lessons to newly arrived Chinese immigrants in Milan. In Peonia, I met my first Chinese friends, took part in joyful events filled with sincere and selfless sharing, and practiced my faltering Chinese. I built relationships that are still alive today.
Meanwhile, Paolo Sarpi was changing; it was a constantly buzzing engine of activity and frantic ideas, where new shops, restaurants, and bars would open one after another or change ownership at a dizzying pace. China was still relatively little known, the New Silk Road had not yet been launched globally, and I had not yet set foot in the real China.
One day, my favorite shop suddenly closed, but I managed to buy my first ItalianChinese dictionary in time—a lifesaver thanks to its radical index (this was before multifunction apps, Google Translate, and artificial intelligence). Compact, solid, with a red cover, that dictionary accompanied me through my university years. Whenever I came across a new word in Sarpi, I’d pull it out of my backpack and search for the radical, stopping in the middle of the street as if hypnotized. In 2013, I visited Beijing for the first time.
Chinese dictionary cited in the text
Toto Cutugno sings in Chinese — from “ITALIANI MADE IN CHINA”, Discovery Italia.
That experience deeply changed my perception of Sarpi. After spending several months in the Chinese capital, returning to Sarpi, the street suddenly seemed so Italian, so Milanese. There were bars where I could drink espresso, pizzerias, and a Carrefour supermarket.
How had I ever thought this was China? But it was after my second, major experience in Chongqing—a city in the far west of the country—that my view of Sarpi changed once again. I saw it for what it truly is—a place that, as Luca Fois puts it, is a collaborative community. A space where Chinese and Italians are engaged in what I would call a “social experiment” of integration and coexistence—not without its challenges and complexities, but truly unique in its own way.
Sarpi is not a Chinatown, but rather a place in the world that brings together values, stories, and people from profoundly different backgrounds who meet and interact. It has changed and continues to change at the speed of light. Sarpi is a laboratory, not just a neighborhood—a living, breathing Zone that expands and contracts, evolves and thrives with us.
Make sure to take lots of photos when you visit—because soon, it will change again faster than you can imagine!
Photos by Marco Bonaglia.
Photos by Marco Bonaglia.
(IT) La prima volta che ho messo piede in Paolo Sarpi è stata nel 2008. Mi ero iscritto al corso di lingue in Università e per me rappresentava letteralmente LA Cina. Da Cadorna, prendevo il bus e attraversavo le vie milanesi, per arrivare in un luogo molto diverso dalla Sarpi di oggi, per me ancora “esotico” e da esplorare in tutta la sua diversità.
Il mio posto preferito era un negozio di cd e di libri accanto a via Messina, dove poter trovare riviste piene di caratteri incomprensibili e affascinanti e cd di musica cinese tradizionale. Una volta a settimana mi recavo presso l’Associazione Peonia, gestita da Gyselle, una signora francese piena di energia che nei suoi uffici offriva lezione di italiano a cinesi appena arrivati a Milano. A Peonia ho conosciuto i primi amici cinesi, partecipato a eventi gioiosi e di condivisione sincera e disinteressata, praticato il mio cinese claudicante.
Ho stretto relazioni che sono vive ancora oggi. Nel frattempo Paolo Sarpi cambiava, era un motore sempre acceso di attività e idee frenetiche, in cui nuovi negozi, ristoranti, bar, venivano aperti uno dopo l’altro o cambiavano proprietà a un ritmo vertiginoso. La Cina era ancora relativamente poco conosciuta, la Nuova Via della Seta non era stata ancora lanciata a livello globale, e io non avevo ancora messo piede in Cina, quella dall’altra parte del mondo.
Da un momento all’altro il mio negozio preferito ha chiuso, ma ho fatto in tempo a comprare il mio primo dizionario italiano-cinese, utilissimo grazie alla sua sezione dei radicali (era prima delle app multiuso, di Google Translate e dell’intelligenza artificiale). Compatto, solido, dalla copertina rossa, quel dizionario mi ha accompagnato negli anni universitari e appena trovavo una parola nuova in Sarpi, lo tiravo fuori dallo zaino e mi mettevo a cercare il radicale, fermandomi in mezzo alla strada, come ipnotizzato. Nel 2013 è stata la mia prima volta a Beijing.
E con questa esperienza, la mia immagine di Sarpi è profondamente cambiata. Dopo diversi mesi nella capitale cinese, tornato in Sarpi, la via mi sembrava “così italiana”, così milanese. C’erano i bar dove poter bere un espresso, le pizzerie, il Carrefour. Come avevo fatto a pensare che questa fosse LA Cina? Ma è dopo la mia seconda, grande esperienza nella città di Chongqing, estremo ovest del Paese, che ho nuovamente cambiato idea su Sarpi. L’ho vista per quello che è realmente - un luogo, come dice Luca Fois, che è comunità collaborativa. Dove cinesi e italiani realizzano direi un “esperimento sociale” di integrazione e convivenza, non senza problemi e complessità, che però è davvero unico nel suo genere. Sarpi non è una chinatown, ma un posto nel mondo che unisce valori, storie, persone profondamente diverse tra loro che si incrociano e si parlano.
È cambiato e sta ancora cambiando, alla velocità della luce. Sarpi è un laboratorio, non un quartiere, ma una Zona aperta che si espande, e contrae, che respira e cambia e vive con noi. Mi raccomando, fate tante foto quanto ci andate, perché a breve cambierà ancora, più in fretta di quanto tu possa immaginare!
ZONA SARPI ● APPROVED BY — Milan Municipal Government ● ART DIRECTOR — Michele Brunello, Luca Fois ● CHINA STRATEGIC CONSULTANCY — Vittorio Sun Qun ● CHINESE COMMUNITY STRATEGIC CONSULTANCY — Angela Zhou ● GENERAL COORDINATION & PROJECT MANAGEMENT — Camilla Fraboni, Marco Grattarola ● VISUAL & COMMUNICATION DESIGN, EDITORIAL ART DIRECTION — Elvira Zhao ● DESIGN ASSISTANCE — Tommaso Boccaletti ● ADMINISTRATION — Fiona BaiXue ● PRESS OFFICE — Giulia Bertolini ● SPECIAL PROJECTS — Francesca Urli, Matteo De Luca ● FOOD DESIGN PARTNER — JOYY! ● CULTURAL & COMMUNICATION PARTNER— APICAIA ● WINDOWS PARTNER — ARSONARS ● CO—ORGANIZATION — Milan Huaxia Group, BEIJING KEYI ● CHINESE TEAM — C.R., Angelo Li Jingtao, Cece Qian, Felicity Li, Silvia Wei ●ARCHITECTS: DONTSTOP ARCHITETTURA: FOUNDER — Michele Brunello, Marco Brega PROJECT LEADER— Marco Grattarola TEAM — Shanti Alberti, Jiaqi Wang, Guadalupe Ciccoletto ● SPECIAL PROJECTS: SARPI WRAP — WITH THE 100-YEAR HISTORY OF THE CHINESE COMMUNITY: CONCEPT & COORDINATION — Michele Brunello HISTORICAL RESEARCH — Guadalupe Ciccoletto ART DIRECTION & ILLUSTRATIONS — Alessandro Grande, Marzio Mariani ● SARPI WRAP — ZONA SARPI: CONCEPT — Luca Fois ART DIRECTION & VISUAL— Elvira Zhao ● SARPI GATE: NOI—MEN, SARPI FLAGS: TOGETHERNESS: CREATIVITY — Tommaso Lanciani GRAPHICS & ILLUSTRATIONS — Silvan Borer DESIGN — Dontstop Architettura●SARPI WRAP THANKS TO Angela Zhou and: Angela Chen — Foodie (吃货) | Yang Shichun — Noodles & Soups (万顺面馆) | Wang Yue — KOI | Zheng Qiushi — Mochi mochi (大福屋) | Angelo — YangGuoFu (杨国福) | Angela Zhou — Milan HuaXia Group (米兰华夏集团) | Fiona Bai — Europe Chinese News (欧洲华人报) | Liao Cuiwei — Il sottomarino | Cai Jinfa — Nekoffee (喵茶) | MLJ (美佳乐) | Xu Tingrong — Cantina Sarpi 1 (唐人街一号酒庄)●SARPI WRAP THANKS TO Investire sgr & Fondo ca’granda